L'analisi
Il Centro Studi di Confindustria Reggio Emilia presenta i risultati dell’indagine congiunturale per il quarto trimestre 2025. La produzione industriale registra un incremento pari al +5,5% su base annua, tuttavia, tale variazione riflette principalmente un effetto di rimbalzo statistico rispetto ai livelli eccezionalmente bassi dell’anno precedente, piuttosto che un rafforzamento strutturale dell’attività produttiva.
Analogamente, il fatturato totale (+1,6%) evidenzia un recupero limitato, sostenuto dalla componente estera (+3,1%), mentre il mercato interno resta invariato (0,0%), a testimonianza di una domanda domestica ancora fragile.
L’occupazione, in lieve aumento (+1%), non mostra segnali di espansione significativa, denotando una situazione di sostanziale stabilità.
Il confronto con le ultime rilevazioni conferma la fase di debolezza ciclica del sistema produttivo: dopo dieci trimestri consecutivi di calo dei fatturati, i dati più recenti suggeriscono un rallentamento della contrazione piuttosto che una concreta inversione di tendenza.

Le previsioni per il primo trimestre 2026
Le prospettive per il primo trimestre 2026 mantengono una posizione prudente. La maggioranza delle imprese prevede una dinamica stazionaria per produzione (63%), ordini totali (61%) e ordini esteri (63%), mentre le attese di crescita rimangono minoritarie. Le previsioni di riduzione, sebbene moderate, continuano ad essere diffuse.
Le giacenze sono previste in prevalenza stabili (73%), con una quota marginale di imprese che segnala una possibile diminuzione, indice di un approccio prudente nella gestione delle scorte. La stabilità occupazionale (71%) conferma l’attendismo delle imprese.
Il quadro complessivo suggerisce una fase di stagnazione: i dati positivi non bastano a definire una ripresa, ma rappresentano piuttosto un recupero temporaneo dopo una crisi significativa.
Il commento
Il contesto geopolitico internazionale contribuisce a un clima di incertezza. In particolare, la guerra con l’Iran determina tensioni sui mercati energetici, incrementando i costi per le imprese e alimentando volatilità nelle catene di approvvigionamento. Questi elementi, insieme all’instabilità globale, incidono negativamente sulle prospettive di breve periodo, riducendo gli investimenti e spingendo le aziende a mantenere un approccio prudente.
"La guerra scoppiata il 28 febbraio 2026 tra USA, Israele e Iran impatta il settore manifatturiero reggiano in una fase in cui il ciclo recessivo non risulta ancora concluso. – afferma la Presidente di Confindustria Reggio Emilia Roberta Anceschi – In queste circostanze, uno shock esterno che incide su costi, domanda e fiducia potrebbe trasformare una prolungata stagnazione in una recessione conclamata. È pertanto indispensabile che le istituzioni europee e il Governo nazionale intervengano tempestivamente con misure strutturali a supporto del sistema produttivo, quali contenimento dei costi energetici, sostegno alla liquidità delle PMI e protezione delle filiere strategiche. L’obiettivo non è difendere una ripresa in corso, bensì evitare che un sistema ancora in fase di aggiustamento subisca uno shock non adeguatamente assorbibile."

A chi rivolgersi