La recente decisione del Governo di modificare in senso peggiorativo il piano Transizione 5.0 rappresenta un segnale che rischia di andare nella direzione opposta rispetto alle esigenze delle imprese.
Il provvedimento introduce infatti un taglio lineare del 65% del credito d’imposta già richiesto dalle aziende e, al contempo, esclude investimenti strategici in energie rinnovabili, tra cui anche impianti fotovoltaici ad alta efficienza che erano stati esplicitamente incentivati. Non solo: tali modifiche si applicano retroattivamente, incidendo su scelte di investimento già effettuate.
È proprio questo aspetto a destare le maggiori preoccupazioni. Le imprese hanno programmato interventi rilevanti contando su un quadro normativo definito e su indicazioni istituzionali che apparivano solide. Cambiare le regole a posteriori significa compromettere non solo i bilanci aziendali, ma anche la fiducia complessiva degli operatori economici.
Le ricadute rischiano di essere pesanti: molte aziende potrebbero trovarsi in difficoltà sul piano della liquidità e della sostenibilità finanziaria. È un rischio concreto che non può essere sottovalutato.
I dati più recenti della congiunturale di Confindustria Reggio Emilia, presentata nelle scorse settimane, confermano un quadro già fragile: produzione industriale in rallentamento, margini sotto pressione e un clima di fiducia in calo, soprattutto tra le imprese energivore e manifatturiere. In questo contesto, interventi che aumentano l’incertezza normativa e riducono gli incentivi agli investimenti finiscono per aggravare ulteriormente la situazione.
Non è questa la strada da seguire. Le imprese hanno bisogno di stabilità, coerenza e strumenti efficaci per affrontare le transizioni in atto – digitale, energetica e ambientale. Penalizzare gli investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili significa rallentare un percorso che è invece strategico per la competitività del Paese.
Come sistema Confindustria siamo pienamente mobilitati. È in corso un confronto serrato con il Governo per chiedere una revisione urgente del provvedimento e il ripristino di condizioni coerenti con gli impegni assunti. Nei prossimi giorni è previsto un incontro istituzionale che rappresenterà un passaggio decisivo.
Allo stesso tempo, è necessario affrontare con determinazione la questione più ampia del costo dell’energia. Le tensioni geopolitiche dimostrano quanto sia urgente rafforzare l’autonomia energetica del Paese e sostenere le imprese in questa fase di transizione, evitando di scaricare su di esse ulteriori oneri e incertezze.
Se non arriveranno risposte concrete, Confindustria, insieme alle associazioni territoriali, è pronta a valutare ulteriori iniziative a tutela delle imprese. Non si tratta solo di difendere interessi di parte, ma di salvaguardare un patrimonio produttivo che è alla base della crescita economica e dell’occupazione.
Oggi più che mai serve una politica industriale attenta, capace di ascoltare e di accompagnare le imprese. Perché senza imprese forti, non c’è sviluppo possibile.
Roberta Anceschi
Presidente Confindustria Reggio Emilia