Il manifatturiero reggiano ha chiuso il 2024 con 17,6 miliardi di euro di fatturato e 41.029 addetti, ma con indicatori di redditività al minimo del quadriennio. È questa la fotografia che emerge dall'analisi economico-finanziaria realizzata dal Centro Studi di Confindustria Reggio Emilia su un campione di 437 imprese manifatturiere provinciali, per le quali sono disponibili i bilanci depositati in forma completa per ciascuno degli esercizi dal 2021 al 2024.
Il quadriennio si articola in tre fasi distinte. Il biennio 2021-2022 è stato caratterizzato da una crescita sostenuta: il fatturato è salito del 15,6%, il MOL del 7,4%, il costo del lavoro per unità di valore aggiunto (CLUP) è arretrato, segnalando guadagni di produttività. Nel 2023 la crescita del fatturato si è arrestata (−1,5%), ma il valore aggiunto ha continuato a progredire (+5,1%) e il MOL ha accelerato (+9,0%), rendendo quell'anno il più redditizio del periodo per la maggioranza delle imprese. Il 2024 ha segnato una svolta netta: fatturato −4,2%, MOL −15,3%, utile netto −22,9%, con il CLUP che balza di 5,8 punti percentuali, segnale di una perdita generalizzata di efficienza nel costo del lavoro.
Particolarmente significativo il dato sulle imprese in perdita: la loro quota è quasi raddoppiata, passando dall'8,9% del 2021 al 17,8% del 2024, con un'accelerazione di 6,6 punti nell'ultimo anno. Quasi un'impresa su cinque del campione ha chiuso il 2024 in rosso. Il ROE mediano scende al 7,1%, il ROI al 4,3%, il ROS al 5,1%: tutti i principali indicatori raggiungono il valore più basso del quadriennio.
L'analisi per dimensione rivela che le piccole imprese sono le più esposte: con un ROI al 2,7% e un ROA al 3,8%, la capacità di generare reddito risulta fortemente compromessa. Le medie imprese si confermano la spina dorsale del sistema, mantenendo livelli di redditività superiori alla media. Sul fronte settoriale, la chimica è l'unico comparto in cui tutti gli indicatori sono migliorati rispetto al 2021; la metalmeccanica - che rappresenta il 59,5% del campione - registra invece un deterioramento marcato di ROE e ROS.
Un elemento di solidità strutturale va però evidenziato: nel quadriennio i dipendenti sono cresciuti del 7,4%, da 38.211 a 41.029 addetti. Le imprese reggiane hanno scelto di preservare le competenze anche nella fase di flessione dei margini, un segnale che parla di responsabilità sociale e di visione di lungo periodo.
"I dati dei bilanci 2024 confermano che la nostra manifattura sta attraversando una fase di compressione significativa" dichiara Roberta Anceschi, Presidente di Confindustria Reggio Emilia. "Non si tratta di segnali isolati: il deterioramento è trasversale a dimensioni e settori, e colpisce con particolare intensità le piccole imprese. Allo stesso tempo, il fatto che l'occupazione abbia continuato a crescere ci dice che gli imprenditori reggiani non si sono arresi: hanno tenuto la squadra, scommettendo su una ripresa. Ora serve che le condizioni esterne - sul fronte dei costi energetici, della domanda e del credito - supportino concretamente quella scommessa. Come Associazione continueremo a monitorare l'evoluzione e a portare questa evidenza nei tavoli istituzionali, perché le scelte che riguardano il territorio – dagli strumenti di sostegno alla liquidità delle piccole imprese, agli investimenti infrastrutturali, fino alla gestione degli ammortizzatori sociali – devono partire da una lettura puntuale di ciò che i bilanci raccontano."

L'analisi dei bilanci 2025 sarà determinante per capire se il 2024 ha rappresentato un punto di minimo ciclico o l'avvio di una fase correttiva più strutturale. Il rapporto completo è disponibile sul sito di Confindustria Reggio Emilia.
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