L'analisi
L’indagine congiunturale rapida di Confindustria Reggio Emilia restituisce per il primo trimestre 2026 il quadro di una manifattura reggiana in lieve recupero rispetto alla seconda parte del 2025, ma ancora lontana da una ripresa pienamente consolidata.
La produzione industriale torna in territorio positivo (+4,0% tendenziale), così come il fatturato complessivo (+4,3%), sostenuto sia dal mercato interno (+5,0%) sia da quello estero (+4,0%). Si tratta di un segnale incoraggiante dopo un 2025 debole, che tuttavia va letto con prudenza: il recupero appare ancora parziale e non omogeneo, mentre il quadro degli ordini continua a riflettere un clima di incertezza.

Le previsioni per il secondo trimestre 2026
Anche le attese per i prossimi mesi confermano un quadro improntato alla cautela. Per tutti gli indicatori prevale infatti l’aspettativa di stabilità, segnale di un clima ancora prudente tra le imprese reggiane.
Sulla produzione il 61,4% delle aziende non prevede variazioni, mentre il 27,3% si attende un calo e l’11,4% un aumento. Analoga la dinamica degli ordini complessivi: il 54,5% indica stabilità, il 27,3% una flessione e il 18,2% un miglioramento.
Più bilanciato l’andamento degli ordini esteri, divisi tra attese di aumento e diminuzione entrambe al 25%, con il 50% delle imprese che prevede una situazione invariata. Sul fronte dell’occupazione domina nettamente la tenuta: l’86% non si aspetta cambiamenti nei livelli di addetti.
Per le imprese reggiane la priorità, nei prossimi mesi, sarà difendere marginalità e competitività in un contesto che continua a essere condizionato da instabilità internazionale, costi energetici elevati e domanda ancora non pienamente consolidata.
Se il quadro geopolitico dovesse stabilizzarsi, i segnali di rafforzamento emersi a inizio anno potrebbero trovare maggiore continuità; in caso contrario, il rischio è quello di un nuovo rallentamento della manifattura, soprattutto nei comparti più energivori e più esposti ai mercati esteri.

Il commento
“I segnali di recupero che emergono nel primo trimestre non devono indurre a sottovalutare i fattori di rischio che continuano a gravare sulle imprese. – commenta Roberta Anceschi, Presidente di Confindustria Reggio Emilia – “Il quadro internazionale resta fortemente instabile e l’industria manifatturiera si trova a operare in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e crescente incertezza commerciale. Le criticità nello Stretto di Hormuz stanno già alimentando nuovi aumenti dei costi dell’energia e della logistica, mentre la politica commerciale degli Stati Uniti continua a introdurre elementi di imprevedibilità per un sistema produttivo come il nostro, fortemente orientato all’export. Di fronte a questo scenario, l’Europa deve compiere scelte rapide e coraggiose: rafforzare la propria indipendenza energetica, intervenire sull’ETS per evitare che si traduca in un ulteriore svantaggio competitivo per l’industria e mettere finalmente al centro una politica industriale capace di accompagnare la transizione senza indebolire la base manifatturiera europea. È su questo terreno che si giocherà la tenuta del nostro sistema produttivo nei prossimi mesi”.

A chi rivolgersi